Testimonianze - La parola ai volontari
Testimonianza di Anna del 24 maggio 2016 PDF Stampa E-mail

Maggio 2016

Quando ho pensato al volontariato, la prima intenzione era quella di "fare del bene". Non mi rendevo conto della realtà vera e quotidiana dell'esperienza.
Entrata nella casa di riposo, mi sono trovata di fronte alla fragilità umana, sofferente, sola, indifesa: quelle persone erano state sradicate dalle loro famiglie, dalle loro case, si trovavano in un contesto estraneo, smarrite, piene di dolore e anche di rabbia.
Dietro ognuno di quei volti c'era una storia fatta di lavoro, di sacrifici, di tanti problemi, di affetti, di relazioni.
Che cosa poteva offrire io?
Non posso nascondere che ero un po' spaventata e impreparata...
Pannoloni, odori, vomito, sbavature....
tremori, urla, frasi sconnesse...
Mi sono trovata di fronte al mio povero cuore e alla presunzione della mia mente completamente mortificata.
Per un attimo ho pensato di scappare...
In fondo non mi ero già dedicata per quasi 20 anni alla malattia di un mio caro?
Provavo quella compassione benevola e spocchiosa che ci fa sentire un po' più su degli altri.
Eppure no, qualcosa o meglio qualcuno mi chiamava... ma non capivo...
Così sono passati gli anni e, poco alla volta, gli infermi sofferenti, da accudire e confortare, che mi facevano sentire brava e buona, e tutto sommato gratificavano il mio ego, sono diventati di più, molto di più.
Da quei poveri corpi è emerso qualcosa di grande di immenso. Sapevo, sentivo che in ognuno di loro c'era, c'è, la presenza di Dio, che si fa sofferente e bisognoso per accogliere noi nella nostra accoglienza verso di Lui.
Quanto mi hanno insegnato, quanto m'insegnano ogni volta, quanto aprono il mio cuore.
Che dire, se non un grazie...


Anna

 
Le lacrime della memoria. PDF Stampa E-mail

Claudia, una Volontaria, che ha avuto modo di occuparsi di più casi di soggetti affetti da Alzheimer, in uno degli ultimi incontri ha condiviso con tutti noi la lettura di una poesia che la ha colpita particolarmente dal titolo "Le lacrime della memoria" di cui e' autrice Marie Gendron, laureata in Gerontologia operativa nel settore della malattia suaccennata.

Riteniamo di portarla all'attenzione di tutti coloro che ci leggono - appartenenti all'Associazione e non - per aiutare piu' persone ad entrare nel misterioso universo della malattia che è in notevole aumento. La poesia e' tratta dal libro della citata autrice "PERCHE' ALZHEIMER".

 

"Le lacrime della memoria" di Marie Gerdon

"Amo queste persone strane.
Vuoti sempre più profondi si aprono nella loro memoria.
Vuoti che si riempiono di paure, presenti o passate, di ferite mai rimarginate.
Vuoti che allontanano divieti e regole, nei quali affiora un impeto di verità.

Questa verità che ci accomuna tutti quando le maschere si sciolgono.

Verità nuda cruda intollerabile, talvolta crudele.
Verità che ama e odia liberamente.
L'inconscio si fende".
Le verità nascoste riaffiorano.
Le foto appassite riprendono vita, così come i sogni rivelano quello che non diciamo di giorno.
Il tempo passato diventa presente.

E il presente non è che l'istante.

Amo queste persone strane.
La loro ragione sragiona.
Sono i delinquenti della commedia umana.

Il cuore non soffre di Alzheimer.
Capta l'emozione e dimentica il fatto.
Coglie l'essenziale e trascura l'accessorio.
Sente la falsità dei gesti e delle parole.
Fugge il potere e reclama la tenerezza.

Più condivido la loro vita, più sento vuoti altrettanto profondi dentro di me.
Li chiamano confusi, eppure, senza saperlo, violentemente riflettono le mie parti d'ombra e di luce.

Diventano il mio stesso specchio: specchio delle mie pene mascherate, dei miei desideri nascosti, delle mie fantasie represse, della mia libertà con le ali spezzate.

Amo queste persone strane.
Hanno nostalgia della loro infanzia così come si ha nostalgia di un paese.
Cercano, cercano...fino il giorno in cui il loro silenzio
diventa un grido insopportabile.

Amo queste persone strane.
Come riuscirò a vivere senza di loro? Come? come? "

 
TESTIMONIANZA DI ANNALISA DEL 29.05.2012 PDF Stampa E-mail

Quando ho iniziato il mio percorso di volontaria ero davvero molto insicura. Perchè mi chiedevo se io avrei potuto essere la persona giusta. Non riuscivo a credere o forse non ci avevo mai pensato che ci sono davvero tantissime persone sole. E mi sono detta che io avrei potuto fare qualcosa. Io svolgo il mio servizio in ospedale perchè sono certa che proprio lì sarebbe il posto dove in assoluto mi sentirei più sola. Dove la mente viaggia nei suoi labirinti infiniti e dove credo le giornate siano interminabili.

All'inizio?! Un disastro di volontaria! Perchè uno pensa: " Ma si adesso vado là, bella spavalda, un sorriso e un bel COME VA?" Cavolo e invece no. La cosa più sbagliata del mondo! Ma come, un semplice "COME VA?" che tutti ne abbiamo sempre in tasca uno è la peggior domanda da fare ad un degente in ospedale. Panico: può dare effetti collaterali!

Nell'affiancamento con le altre ragazze e negli incontri mensili oltre che a tanti utili consigli ho trovato tanti amici. E questo mi ha permesso di crederci, e trovare il giusto modo di svolgere il mio servizio. Adesso so che la mia presenza, discreta e umile, in punta di piedi, può infastidire chi magari ha appena affrontato un intervento o chi non ha voglia di parlare. Ci sarà sempre qualcuno che quando ti affacci sulla soglia fa finta di dormire o si gira o che ti dice: "No guardi non è il momento". Poi però altre volte ti accorgi che un sorriso può scalfire il marmo più duro. A volte ti senti accolto come un ospite tanto atteso. Come quando a casa si aspetta qualcuno di gradito.


Qualcuno che sei contento di ricevere, con cui parlerai, riderai e passerai momenti di piacevole compagnia.

Persino il cibo dell'ospedale può diventare più buono, saporito e gustoso di quello di un grande ristorante se condiviso con una volontaria che sta lì  accanto, ti versa magari dell'acqua e scambia due parole.

Sto imparando a stare vicino a chi soffre anche nella vita di tutti i giorni.

Sto imparando che il silenzio vale più di mille parole, che tenere la mano a qualcuno può dare conforto e rivelarsi una medicina contro la tristezza.
Sto imparando da tutti qualcosa.

Ho percorso solo pochi chilometri di corsia, ma so che alla fine di ogni viaggio settimanale porterò sempre a casa preziosi souvenir.

 
Occhi di vecchi PDF Stampa E-mail

Copertina libro Una delle volontarie che presta servizio nella casa di riposo di Domodossola - Carla Aliverti - ha di recente pubblicato un libro "Occhi di vecchi", ispirato in particolare alle esperienze fatte durante i momenti di volontariato.

In proposito la stampa locale ha dedicato alcuni articoli:

- articolo su "Eco Risveglio"

- articolo su "Filo di Arianna"

- articolo su "Alternativa A..."

 

 



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